Il legame storico tra arte e vino

a cura di fotoinutili75 La Mela Perfetta

Vinarte nasce dall’incontro fra il bere vino, visto come piacere e passione, e il mondo delle arti figurative. Il soddisfacimento del gusto avviene in un raffinato contesto artistico, che amplifica le sensazioni positive. Ma quante e quali volte l’arte, in particolar modo la pittura, ha incontrato nel corso della sua secolare storia il mondo del vino? Le occasioni sono tante, ma dovendo necessariamente fare una selezione, ne ho scelte cinque. A queste ne ho aggiunta poi una sesta, che servirà a ricordarci che l’ironia deve essere sempre una componente fondamentale nel nostro approccio alle cose. Anche perché diciamocelo: il bere vino è un’importante occasione di convivialità e di divertimento.


Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564), L’ubriachezza di Noè, c.a. 1508 – 1512, affresco della Cappella Sistina, Roma

L’immenso Michelangelo raffigura nelle Storie della Genesi l’ebbrezza di Mosè, che viene ricoperto dai figli Sem e Iafet, mentre il loro fratello Cam lo deride. L’ebbrezza di Noè viene letta, fin da Sant’Agostino, come immagine profetica del Cristo deriso. Inoltre l’immagine della vigna è un simbolo dell’incarnazione. A Cam arriverà poi da Noè, al suo risveglio, la maledizione per essersi preso gioco della sua condizione.


Caravaggio (1571 – 1610), Cena di Emmaus, 1601, olio su tela (Londra, National Gallery)

Il Merisi raffigura l’episodio del Vangelo di Luca in cui il Cristo risorto viene riconosciuto da due sue discepoli: Cleofa e Giovanni Maggiore. Egli si era presentato loro come un viandante e,  invitato a cena, compie il gesto della benedizione del pane e del vino, alludendo così al sacramento dell’eucaristia. Pane e vino sono raffigurati, come da tradizione della pittura veneta e lombarda dell’epoca, come nature morte.


Diego Velázquez (1599-1660), Trionfo di Bacco, 1628-1629, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

Il dio del vino Bacco viene raffigurato dal maestro spagnolo mentre pone una corona d’edera sul capo di un popolano inginocchiato davanti a lui. In realtà l’opera aveva un primo titolo originale: I bevitori e gli ubriachi. Infatti nell’opera i personaggi di sinistra, membri composti ed indolenti della corte del dio, contrastano con l’atteggiamento scomposto e ridanciano dei popolani alla sua destra.


Edouard Manet (1832 – 1883), Bar delle Folies-Bergère, 1881 – 1882, olio su tela (Londra, Courtauld Institute Galleries)

E’ la giovane inserviente Suzon a essere figura dominante nell’ultima opera del maestro impressionista Manet prima della sua morte. Suo testamento artistico e spirituale, essa infatti, riunisce con grande coerenza e integrazione i vari dati stilistici che hanno caratterizzato l’universo artistico di Manet: l’amore per i temi quotidiani e per le nature morte.


Marc Chagall (1887-1985), La passeggiata, 1917-1918, Museo di Stato Russo di San Pietroburgo

E’ l’amore fra il pittore russo e la moglie Bella il tema di quest’opera. Sono loro i personaggi raffigurati e sullo sfondo c’è la città di Vitebsk, osservata dal prato lungo il quale i due stanno consumando un picnic, dove non manca una buona bottiglia di vino ed un bicchiere. Lo stile del dipinto risente delle scomposizioni tipiche della scuola cubista, che rafforza l’atmosfera onirica e fiabesca della scena.


Teomondo Scrofalo, Il bevitore

L’ origine del dipinto è ignota, ma notissimo fu lo sketch di Ezio Greggio in Drive In in cui ne metteva in evidenza la scarsissima qualità. Il bevitore vuole rappresentare il tipico grezzo dipinto da osteria, che magari non avrà un grande valore artistico, ma che rende l’ambiente più allegro e scanzonato. Capita di andare in giro e ritrovarselo in qualche ristorante… Si spera solo che non sia stato acquistato all’ “Asta Tosta”.